In attesa del Consiglio chiarificatore

Partita la consiliatura. Ma subito in salita.
L’evidente conflitto tra il sindaco Delunas e il gruppo PD (di cui è stato l’espressione politica) mette in luce come l’idea del sindaco di avere una giunta tecnica da lui definita (forse anche poco condivisa) non coincida con l’idea di rappresentatività degli 11 consiglieri del PD. A guardare lo spettacolo un’opposizione che per ora ha dimostrato tolleranza in attesa di un assetto più chiaro e fattivo.

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Primi momenti di “scambio dialettico”  tra Stefano Secci, Presidente Consiglio Comunale e Stefano Delunas, Sindaco

A questo si sono aggiunte le dimissioni dell’assessore allo sport Christian Gitani, fresco d’incarico, che esprimono la criticità della situazione di un dirigente PD tra incudine e martello. Poi l’assenza non pianificata di Delunas al consiglio per motivi di salute (soggetto a un intervento chirurgico odonoiatrico delicato più critico di come si ipotizzava che l’ha messo KO e senza possibilità di parlare).

Di due l’una: o si precorre la strada di una giunta, libera da vincoli di partito, espressione di competenze (anche se qualcuno può valutarle discutibili) con una maggioranza in consiglio che segue e supporta liberamente il sindaco, o si percorre la strada della rappresentatività dei gruppi politici espressione della maggioranza, secondo mediazione tradizionale e distribuzione pesata (detta anche spartizione) delle cariche. Con la guida (e il potere) in mano al principale partito di maggioranza e il sindaco con minore forza. Soprattutto se si facesse un reset della giunta.

La scelta delle persone (in questo caso della giunta) e soprattutto l’importanza delle relazioni fiduciarie diventano però fattori chiave per un’amministrazione efficace e coordinata. In questo caso sono espressione fiduciaria del sindaco ma, a quanto si legge dai giornali, non condivisa con il gruppo consiliare PD (magari con altre forze PD a livello differente?). Ma probabilmente neanche con gli altri gruppi (non PD) espressione della maggioranza.

Tra questi due scenari, ognuno dei quali deve trovare comunque la quadra con l’altro aspetto, esiste, come spesso succede, una terza via: quella della medizione politica in senso ampio, ovvero quella capace di rompere le due logiche per migrare verso una terza capace di soddisfare entrambi. E per tracciare questa terza via credo sia importante riferirsi ai valori e ai metodi più generali. Provo ad ipotizzare due stelle guida: la cittadinanza attiva e le linee politiche (ovvero i contenuti).

La cittadinanza, composta dai quartesi, come anche quella della città metropolitana che si aspetta risposte efficaci e veloci, fuori dalle beghe politiche e incentrata su un governo che non perda un giorno, che sia efficace e guidata da punti chiari condivisi. Pochissimi i votanti, ancor meno al ballottaggio, una città assente nel senso e impegno politico, basata su alcune famiglie influenti nel bene e nel male. Ma anche un forte scontento che nella sostanza significa mancanza di fiducia, soprattutto con questo stallo. E queste beghe tipicamente di potere politico, senza un serio ripensamento portano allo sfascio e di conseguenza tutti a casa: sindaco e maggioranza. Per cui chi nei fatti dichiara “Muoia Sansone con tutti  filistei” sta affermando che della città poco gli importa. Credo che l’attivazione di percorsi partecipati, ovvero l’attivazione di potenziamento delle capacità di incidere nelle scelte attraverso comitati di quartiere e regole partecipative sparigli le logiche tradizionali e dia supporto alla rinascita della città. Non risolve i problemi di cui sopra, ma quantomeno li mitiga e li indirizza nel lungo periodo.

A guidare ancora sono i contenuti a partire dal programma e dalle scelte strategiche, capaci di segnare il passo rispetto al passato e permettere a Quartu di ripartire.  E io ripartirei dal programma del sindaco, (vedi altra news)  eventualmente da integrare e rafforzare, da sottolineare, insomma identificando le priorità. In questo quadro, le variazioni devono essere fatte sul merito. Da questo percorso possono emergere variazioni e rafforzamenti della squadra della giunta. Azzerare la guinta e ripartire significherebbe screditare il centro sinistra intero, non (solo) il sindaco, espressione appunto del centrosinistra. Se Delunas è stato espressione del centrosinistra, e se oggi qualcuno lo vuole disarcionare delle due una: o il centrosinistra (e il PD in primis) ha fatto una scelta scellerata quando lo ha proposto alle primarie e i cittadini lo hanno votato (e quindi anche loro scellerati) o è scellerato chi intende screditarlo dal punto di vista politico o peggio dal punto di vista umano, della persona.

Più ragionevole, almeno a me pare, farsi una doccia fredda e “costruire” valore aggiunto nel governo della città. Che se ci sono opportunità per far assumere ruoli di responsabilità a qualcuno vicino al PD, il sindaco troverà la strada per valorizzare queste risorse.

Evitando invece che l’efficacia del suo operato sia compromesso da ruoli dovuti a spartizioni di potere. Certo è che il valore delle risorse PD può essere esplicitato nella sostanza, attraverso la scia del coinvolgimento della cittadinanza nel ricostruire la città. Quartu ha molto bisogno di sintonie e sinergie, non di beghe e prove di forza.

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