Le città italiane “da sole” non diventeranno nè smart nè green

Dall’articolo di Maurizio Riboni del giu 15, 2015 comparso su http://www.cniscintille.it ecco qualche spunto sul futuro delle città utile anche per realtà come Quartu.

SmartEgli cita : Le città italiane da sole non diventeranno nè Smart nè Green…ripensare le nostre città anche con un approccio più pratico che filosofico è anche immaginare e ripensare lo sviluppo delle medie piccole città italiane.

Distrarsi dalla visione sulle strategie delle quattro grandi aree metropolitane (Mi Rm Na Pa) molto dibattuta nel quotidiano e continuamente arricchita di idee e proposte, permette di aprire un focus non meno importante sulle peculiarità e opportunità che interessano più di cento capoluoghi “provinciali”.

La città di Quartu si trova con l’identità doppia di città chiave per l’area metropolitana cagliaritana e città media, a cui vanno declinati i concetti di smart city e green city, tenendo conto delle questioni aperte sia come città che come grande periferia che intercetta problematiche (es. socio-sanitarie) anche di tutto l’entroterra sud orientale dell’isola.

Poi prosegue:

(…omissis)  L’urbanesimo pervasivo di cui si parla, con il superamento a livello mondiale della comunità rurale a vantaggio di quella metropolitana avvenuto da poco, pare riguardare appunto le megalopoli per le quali il futuro è in continua ascesa (nel 2050 la sola Cina ne aggiungerà almeno altre 15, tutte nuove e ancora da immaginare e realizzare). In questo scenario, i centri urbani provinciali italiani sembrano arrivati ad un bivio cruciale del proprio essere, in una situazione di stasi o, in numerose realtà, di declino demografico, economico e sociale (culturale…?!).

E’ la contabilità spicciola e quotidiana dei centri urbani, quelli medi in particolare, che pare non tornare più e, cosa ancora più drammatica, la questione sembra non intercettare una adeguata attenzione strategica al riguardo: città protagoniste dei due boom del mattone, nel dopoguerra e negli anni ottanta, oggi incapaci di agganciare una nuova fase di rilancio e sviluppo adeguate alla propria storia. Fase Smart, fase Green? Urge si, purché sia viva, pensata, non subìta.

Nelle città italiane, tutte alla prese con difficoltà operative analoghe (si pensi ai programmi di spesa pubblica di molte municipalità che a stento coprono le manutenzioni ordinarie) la pressione fiscale sugli immobili sta stravolgendo equilibri economici locali e consolidati, mentre al contorno e dall’interno, pressioni demografiche e pressioni eco-ambientali non vengono affrontate in modo efficace e concreto. Consideriando anche il loro futuro Smart o Green, ci si chiede retoricamente se possa prescindere dalla invasione dei disperati e dalla fuga dei cervelli? dalla fuga dei Marchi italiani e dai buchi urbanistici che ne derivano?

La politica delle Smart City sembra dare per scontata la presenza di Smart Citizen e a questo proposito anche il ruolo delle professioni intellettuali, non pare ancora ricollocato: competenze e capacità in campo ma non ancora in partita, per esprimere con idee e proposte un potenziale sospeso e prezioso che non può e non deve più rimanere inattivo.
All’indomani di una riforma (quella delle professioni) da poco operativa che ha finalmente aperti nuovi orizzonti, si avverte questa urgenza, quella della ridefinizione di ruoli e responsabilità: ruoli protagonisti per gli Ordini e le professionalità che rappresentano che hanno oggi l’opportunità e la responsabilità di offrire spazi, sviluppare confronti e idee in una prospettiva che è dimostrata nell’azione centrale del CNI di questi anni: competenze, costanza e passione per i propri territori.

Pensiamo alle professioni che possono sostituire diverse attività di controllo oggi in capo al Comune.

Non si tratta più e non si tratta solo, di reinterpretare le passate funzioni di tutela di categoria ma di attivare a livello locale ed in modo trasversale: alle professioni all’impresa alle amministrazioni e alla politica, il dibattito sullo sviluppo delle nostre città. Non bastano gli Ingegneri, ma dagli Ingegneri può partire l’iniziativa, rilanciando dalla guida della Rete delle Professioni Tecniche di Armando Zambrano anche a livello locale, l’avvio a casa propria nei territori provinciali, del “debat pubblic” dei tecnici per ripensare progettualmente non solo le funzioni ma le regole per ripartire.

Pare quindi che dalle professioni si debba ripartire, ma anche -credo- da quella dei cittadini attivi, capaci di attivare la loro competenza implicita di cittadinanza. Lavoro non banale ma necessario.

Egli prosegue con il progetto Scintille, un’iniziativa nazionale per valorizzare i progetti e le idee multidisciplinari:

Scintille con la sua espressione strategicamente multidisciplinare, propone i “Tool box” aperti alle diverse sensibilità, passioni, eccellenze, urgenze, anche imprenditoriali ed accademiche: gli Ordini possono fare la “Call” agli interessati alle forze sensibili, una chiamata al nuovo Rinascimento delle città italiane; amici non si può mettere un punto in questa fase… mettetelo voi,

Pirandello ci ha detto che “il treno ha fischiato“ noi dobbiamo dirlo oggi, permettetemi di aggiungere un link, per fortuna il web è ancora aperto e da questa finestra si vede una bella Italia questa mattina, la bellezza è l’unica cosa che ci può salvare…

Forse anche dai progetti concorso, iniziative di valorizzazione delle eccellenze e dei talent che si può ripartire…

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